operatori culturali

Disse una volta il maestro Gualtiero Marchesi (compie 80 anni: auguri, Maestro) che oggi il ristoratore deve dar da mangiare a persone che non hanno fame.

E’ affermazione vera, per quanto è vero che effettivamente la gran parte di noi, cresciuta cullata dal sospirato benessere successivo al primo decennio del dopoguerra, non possiamo detenere contezza individuale, ma solo memoria storica, quella  . . . il nonno racconta . . . di che cosa sia stata la vera fame. Patire la fame, essere denutriti, giocarsi ruolo e dignità per  . . . . . un piatto di lenticchie.

Ecco, tutto ciò posto in premessa, possiamo allora affermare che noi non abbiamo mai fame e che con fisiologica regolarità, ci prende un sano appetito che più o meno voluttuosamente estinguiamo mediamente tre volte al dì: la colazione del mattino, il pranzo, la cena.

Pertanto la necessità di procurarci il cibo è naturalmente scevra da ogni pathos e diviene attività più o meno quotidiana, più o meno cercata piuttosto che vissuta come fatto d’obbligo in funzione di ruoli familiari.

Assolvere quindi al soddisfacimento dell’appetito approntando all’uopo, ogni volta, premesse di deliziose esperienze cognitive ed emozionali.

Anche questo può diventare, allora, il . . . fare la spesa.

Cruciale diviene il ruolo attivo che esercita il banconista. E’ un venditore ? E’ un valente artigiano del “taglia, rifila, affetta ed impacchetta” ? E’ il temuto e perciò anche antipatico overseller che a fronte di richiesta di “un etto” se la cava con “sono centoquaranta grammi, lascio ?”.

No, il banconista del secondo decennio di questo ventunesimo secolo tende a divenire, poste le skills culturali e l’appropriata e continua formazione, l’operatore culturale.

Sì, l’operatore culturale della cultura materiale, ovvero la cultura del cibo, nella sua sedimentazione bimillenaria. Saper proporre, quindi, saper abilitare la scoperta quotidiana di appaganti emozioni.

 

 

operatori culturaliultima modifica: 2010-02-15T10:11:02+00:00da vidanto
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