l’enoturismo

Reduce da una visita molto interessante alla prima fiera dell’enoturismo, svoltasi a Vicenza la scorsa settimana (23 – 25 ottobre), provo a dire la mia sul fenomeno dell’enoturismo e su come esso potrebbe trarre giovamento da approcci originali e da sapienti utilizzi degli emergenti scenari della I&CT.

Noto che allorquando si vuole effettuare survey del fenomeno, sovente si parte, correttamente presumendo essere ciò un approccio razionale e solido, dai numeri. E l’uditorio, il pubblico, gli interlocutori, tutti insomma, al più opinano sulla veridicità dei numeri ma non sul fatto che essi sottendano un senso oppure no, se sia efficace oppure fuorviante un tale approccio.

E allora apprendiamo che sono circa 8milioni gli enoturisti che scorazzano per cantine e vigneti nel nostro Bel Paese. No, non è vero, risulta che essi siano solo 6milioni e spiccioli, e via di questo passo, come se davvero si potesse effettuare censimento degli enoturisti senza che neanche esista, come dire, una declaratoria dell’enoturista.

E se provassimo a depriorizzare i numeri, il quantum, e provassimo a priorizzare i profili, il qualitum ?

Arduo il cimento, tuttavia ad esso non mi sottraggo, correttamente precisando che d’ora innanzi farò riferimento a persone anglofone, in gran parte statunitensi, che in un fascinoso momento della loro vita, decidono di visitare l’Italia.

Perchè l’Italia ?

Diciamo che, tagliando di accetta, non lavorando di fino e facendo tatticistico elogio dell’approssimazione, possiamo affermare che uno statunitense su cinque compie la scelta di inserire nel suo vocabolario la parola wherelse, ovvero decidere che esiste un “altrove”, un luogo del piccolo pianeta che non sia United States of America.

Tra costoro, pressochè quattro su cinque decidono che la loro meta di viaggio sia la vecchia Europa; per il neofita l’Europa è un tutt’uno.

Non casualmente, pur sembrando facezia, si dice che il cittadino USA ha molto più chiaro il concetto di United States of Europe, diciamo la UE, di quanto lo abbia, mediamente, un cittadino della UE a 27.

Pertanto, proprio perchè meta indistinta, già la scelta tra Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna è frutto di quanta dovizia informativa e quanto appealing di passa parola si sia in grado di reperire navigando su Internet.

In genere il periodo di preparazione, il lasso temporale tra la decisione e la partenza, oscilla tra i cinque ed i sette mesi, e considerando che i periodi preferiti sono primavera ed autunno, allora, di converso, sono autunno e primavera i periodi in cui la preparazione comincia.

Ciò significa che da questo momento cominciano a viaggiare i bit.

E da questo momento comincia per la destinazione Italia la corsa ad ostacoli, laddove gli altri gareggianti questi ostacoli patiscono in misura inferiore; inferiore fra tutti la Gran Bretagna visto che la lingua è (quasi) la stessa. Il nostro handicap, sia detto, risiede nella non condivisa ed insufficiente cultura degli evoluti utilizzi di internet. In ciò, duole dirlo ma è vero, siamo terzultimi in europa. 

Il viaggiare dei bit, sia chiarito subito, vuole significare da parte del turista anglofono cominciare il suo viaggio, dacchè non sottovalutiamo che di viaggio si tratta per come le emozioni già cominciano a formarsi e con esse, non di rado, anche le disillusioni e quindi gli abbandoni, comunicando via Internet con la community che sa e che vuole raccontargli qualcosa, trasferirgli notizie, dargli dritte, evitargli trappole e disservizi.

Ma attenzione, non si tratta più soltanto di navigare attraverso siti più o meno ben fatti e con una English version passabile e non risibile. Questo è stato vero per una stagione oramai alle spalle, la prima stagione di internet, pressochè esauritasi nel 2007 allorquando nel contempo germogliava e poi acquisiva moto accelerato il cosiddetto web2 ovvero, per comprenderci, il web abilitante il social networking, ovvero ancora dallo scenario della comunicazione uno a molti (sito – visitatori del sito) allo scenario molti a molti (blog, facebook, twitter et alia).

E quindi, dopo aver comparato opinioni e prezzi, dopo aver interagito in qualità di prosumer nei forum dedicati e ben noti world wide ai più, diciamo che il nostro viaggiatore (è una persona, è un gruppo di persone; insomma sono persone e non sono numeri) arriva in Italia.

Effetto dissolvenza, please.

Il soggiorno in Italy, mediamente di due settimane, volge al termine.

Si torna a casa.

A questo punto, tre turisti su cinque appongono il flag sulla loro lista dei luoghi da visitare e l’Italia diviene il “già visto”. Avanti un altro, e l’anno successivo sarà la volta di un altro luogo.

Ma, prima di scorgere cosa accadrà agli altri due turisti (due su cinque, beninteso), domandiamoci cosa hanno fatto tutti e cinque questi turisti nel loro primo trip in Italia.

Hanno fatto tutti e cinque all’incirca le stesse cose: le stesse mete di viaggio (Rome, Florence, Venice), visitato gli stessi monumenti, dedicato gli stessi slot di tempo a ciascheduna meta e mangiato e bevuto le stesse cose.

Siamo ancora nell’elogio dell’approssimazione, visto che altrimenti dovremmo ampliare il novero delle mete almeno a Siena, Pompei, Cinque Terre, Penisola Sorrentina, Paestum Tivoli, ampliare il conseguente novero dei monumenti e delle attrazioni in genere e qualche ricerca già di un buon bicchiere di vino per il timido bevitore scelto.

Insomma, non è vero, ma proprio non è vero che chi visita l’Italia per la prima volta lo fa perchè attratto dalla nostra cultura materiale sedimentata attraverso i secoli ed a loro offerta in sembianza di cibo buono e vino buono. No, non è vero !

L’attrazione prevalente permane essere quella che da circa quattro secoli, da Goethe in poi, innesca il desidero del viaggio in Italia: l’unicum di antichità, arte, monumenti, paesaggi.

Eccoci tornati al watching dei due su cinque. Sembra di vederli che ripartono, sono lì al bar dell’aeroporto a sorbire l’ultimo caffè espresso, e giurano di voler tornare in Italia e di volerlo fare presto.

Eccoli, sono stati presi dalla magia del wellness made in Italy. Hanno saputo vedere cose che non tutti gli occhi sanno vedere. Hanno introitato emozioni la cui ricezione non è alla portata di tutti. Hanno saputo cogliere gli aspetti salienti ed evidenti della cultura materiale e stanno appassionandosi alla nostra cucina, alla nostra tavola, ai nostri vini.

Eccoli, sono costoro che, a partire dal loro secondo viaggio in Italia (al quale seguirà il terzo nella gran parte dei casi, e poi in discesa logaritimica i successivi fino agli happy fews che sceglieranno addirittura di vivere in Italia) dichiarano come motivo prevalente del loro viaggio la cultura materiale, della quale diventano ottimi conoscitori. D’ora innanzi, elogio dell’approssimazione perdurando, sono queste persone i nostri enoturisti anglofoni.

E cosa fanno queste persone ? Adesso che hanno acquisito ampia contezza di cosa può essere l’offering della cultura materiale nel Bel Paese, ancor più movimentano bit affinchè quando movimentano gli atomi, ovvero se stessi nel loro ritorno in Italia, ciò sia perchè hanno già individuato quali atomi (cibo e vini) contribuiranno sostanzialmente a deliziarli.

Ed è in questa fase della loro evoluzione che il social networking assume importanza fondamentale per il successo del business costituito in Italia dall’enoturismo.

Strade del Vino, Consorzi di Tutela e Valorizzazione, Assessorati al Turismo ed Assessorati all’Agricoltura e ognuno di essi su scala comunale e poi provinciale e poi regionale, fino ad arrivare alle Commissioni Ministeriali, avete voi introitato l’importanza del social networking ? Ho forti dubbi in proposito.

Cos’è il social networking ? Il social networking è la rivincita dell’evergreen human touch sulle scorciatoie, pur sempre smart, di comunicazione unidirezionale rappresentata da siti internet sovente obsoleti, molto spesso con malfatte versioni in lingue straniere.

L’enoturista, ancor più ed ancor meglio che il turista di prima volta, è attratto dal social networking perchè adesso che non si sente più neofita, bensì appartenente al clan dei conoscitori del Bel Paese, sempre di più vive come intrigante ed utile il processo di conoscenza dell’Italia, ai fini del miglior diletto del suo imminente prossimo trip, così come può acquisirlo mediante interazione spinte e non visione da spettatore passivo.

Ecco, provo a farla breve ed a chiuderla qui.

Grande lodevole iniziativa quella della Fiera dell’Enoturismo tenutasi a Vicenza e già intrigante appare la seconda edizione che si svolgerà a Treviso.

Tuttavia, attenzione, tutti gli sforzi che si compiono per dare maggior efficacia, maggiore robustezza e minore aleatorietà all’enoturismo, laddove non inseriti in un’accorta analisi che legga il comportamento dell’enoturista anglofono nella veritiera dinamica dei flussi di bit che viaggiano vorticosamente in rete in relazione molti a molti, propedeutiche alle gioie cagionate dalla materialità (gli atomi) e quindi dalla nostra cultura materiale e quindi da quello che noi sappiamo offrire al meglio e cioè deliziose esperienze cognitive ed emozionali, risulteranno, i suddetti sforzi, vani ed effimeri.

Due conti della serva. Ho attinto sui desk degli espositori in fiera e mi sono portato a casa tante belle brochure delle strade dei vini e tante belle road map. Grazie, mi servono.

Domando: avessimo speso la metà dei soldi che sono serviti per produrre questo materiale cartaceo, per generare e mantenere vivo, gioiosamente vivo, efficacemente vivo, un filo doppio fatto di dialogo e di fertilizzazione di conoscenze latrici di emozioni con gli enoturisti world wide, non è che avremmo fatto meglio ?!? Io mi sento di rispondere affermativamente.

Gli sforzi di comunicazione e relazione, meritori a prescindere ed a volte encomiabili, risentono però della sindrome che segue.

Credere di star giocando la finale di Champions League, consci di aver lavorato tanto ed investito tantissimo per raggiungere questo traguardo, e poi amaramente accorgersi che stiamo disputando partite  alla viva il parroco in spelacchiati campetti di periferia ed in palio. . .già, in palio. . . .

Cosa c’è in palio ?!?!    

Non c’era mica le magnifiche sorti e progressive dell’enoturismo ?!?

  

  

l’enoturismoultima modifica: 2009-10-30T17:29:00+00:00da vidanto
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Un pensiero su “l’enoturismo

  1. All’inverso, per me turista italiano entusiasta di Manhattan una mail dell’albergo newyorkese ospitante rinnova la voglia di prenotare un volo per la Grande Mela. Così il Marketing della Cantina di Valdobbiadene mentre narra agli americani delle note inebrianti del prosecco, questi già si vedono con il calice da degustazione in mano a sbirciare colori e profumi del nettare di Bacco. Come al solito, più del solito, apprezzo un’analisi geniale nell’interpretazione dei flussi turistici che solo Vidanto poteva generare. Ad maiora

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